Sangue e morte in nome del profitto!

Nelle cave del bacino di Colonnata, una frana di circa 2.000 tonnellate di roccia ha sepolto due lavoratori del marmo.

L’ennesimo “incidente” sul lavoro che spezza la vita di due cavatori che si aggiungono a molti, troppi altri.

Secondo fonti dell’Asl locale dal 2005 ad oggi, i morti nei bacini estrattivi sono nove (9!), esclusi i due cavatori.

Gli infortuni (dichiarati e certificati) sono circa 1.300, con una media di 2 feriti ogni giorno. Una guerra contro gli operai e le loro famiglie!

I lavoratori rischiano la loro vita ogni giorno e i padroni ingrassano i loro capitali. In nome del profitto, si tagliano fondi alla sicurezza, si rendono precari i diritti e si costringono i lavoratori a subire il ricatto della disoccupazione. Poco importa che questi fatti accadano in una ditta privata o in una cooperativa. La logica del profitto e del mercato capitalista impone a chiunque le sue leggi.

In questo contesto generale, vengono negati i più elementari diritti conquistati in decenni di lotte dai lavoratori, la liquidazione dello Statuto dei lavoratori e il Jobs Act ne sono l’ultimo esempio.

Il sistema capitalista, non può garantire sicurezza e benessere ai lavoratori e allo stesso modo distrugge il sistema ambientale, base dei suoi enormi profitti.

Solo i lavoratori possono costruirsi una vita dignitosa e rispettosa della vita umana e curare l’ambiente in cui vivono. Per fare questo però, devono prendere in mano il loro destino e divenire protagonisti della loro emancipazione.

Lottare per una società senza sfruttamento è l’unica via possibile e realistica che i lavoratori hanno a disposizione. Il capitalismo uccide!

Per questo un nuovo mondo non solo è possibile ma necessario!

il capitalismo non ha difetti, è il difetto!

Centro di DocumentazioneGino Menconi” di Massa-Carrara

morticavaaderente al Coordinamento comunista toscano (Cct)

VENEZUELA: OBBLIGO DI RIFLESSIONE SULLA SCONFITTA ELETTORALE DEL “SOCIALISMO DEL XXI SECOLO”

L’obbligo di riflessione è dovuto al fatto che il Cct ha proposto e organizzato, nel luglio-agosto di questo anno, un’analisi critica concreta (cioè marxista) delle dinamiche sociali in atto in Venezuela per contribuire a una discussione e ad una pratica politica che mettano al centro la lotta per il socialismo.
Una parte non secondaria di questa proposta, il Cct decise di svilupparla attraverso la presenza in Italia del compagno Manuel Sutherland, marxista e docente di economia all’Università Bolivariana di Caracas, per analizzare e demistificare in modo dettagliato e specifico (da protagonista interno al fenomeno) quello che viene definito “Socialismo del secolo XXI”.
Nelle diverse realtà dove questa proposta è stata discussa, Manuel ha dimostrato, anche quantitativamente – rimandiamo per questo alle relative sintesi apparse tanto in ”rete” quanto su “carta” – come:
– la struttura produttiva venezuelana sia assolutamente capitalistica, e non vi sia, quindi, una transizione (dal capitalismo) al socialismo, da subito obbligatoriamente caratterizzata dalla cancellazione della borghesia come classe dirigente, ovvero come proprietaria dei mezzi di produzione, ovvero come detentrice dei canali e dei flussi commerciali;
– i tentativi di ridistribuire parte della ricchezza nazionale (redistribuzione: niente di strutturale) a favore delle masse popolari, siano stati irrazionali, populisti e non abbiano comunque impedito una gravissima crisi, a loro danno, di approvvigionamento: dagli alimenti, ai servizi, ai beni indispensabili di uso quotidiano.
In questo contesto – derivato dalla volontà politico-economica del governo “chavista” di non ricercare un percorso, possibile, di transizione al socialismo – è stato segnalato con chiarezza come la destra avrebbe contemporaneamente trasformato in voti a suo favore quelle gravissime difficoltà di approvvigionamento, e seppellito concretamente le future prospettive di socialismo sulla base della pessima gestione del paese da parte di un socialismo che non esisteva se non nelle parole. Maduro e il suo partito (Partido Socialista Unido de Venezuela) sarebbero inevitabilmente andati incontro alle prossime elezioni politiche ad una sconfitta. Così è stato. La cosa non ci rallegra assolutamente.
Su tutto ciò occorrerà approfondire e confrontarsi. Non è casuale infatti che l’inevitabile sconfitta della “sinistra” venezuelana, confluisca in un quadro complessivo che rafforza un marcato regresso alle condizioni nelle quali le classi subalterne si trovavano nel XIX secolo (altro che XXI!): da un punto di vista di risultati in atto: ad est una percentuale autoctona del capitale globale riesce a far concepire e combattere a suoi settori sociali subalterni la lotta di classe nella sua fase armata (!) attraverso categorie religiose; a nord ad analoghi settori sociali, includendo la classe operaia, si riesce (da parte del capitale) a fargli assumere categorie equivalenti, che (per ora in fase elettorale e in forma meno esplicita) si materializzano nell’assegnare la maggioranza ad un partito fascista come il “Fronte Nazionale” francese.
Per noi, resta la sperimentata capacità del marxismo di leggere la dinamica dello scontro di classe, motore della realtà. Se le categorie marxiste sono in grado di “comprenderla” nella sua generalità, in quanto permettono una rappresentazione dialettica del modo di produzione capitalistico (accumulazione del capitale attraverso la appropriazione del plusvalore relativo), altra cosa è la rappresentazione della realtà secondo il livello attuale di sviluppo delle forze produttive: cioè la definizione e costruzione di  una linea politica (teorica e pratica) rivoluzionaria, comunista, appropriata per rimettere al centro, oggi, la lotta per il socialismo. L’evidenza, così densa di significati, del “Venezuela” rende possibile uno dei (tanti) confronti che intercettano la definizione e la costruzione prima dichiarata.
12 dicembre 2015
46° anniversario della strage di Stato,
del 12 dicembre 1969
a Piazza Fontana, Milano                                                                                                                                Coordinamento comunista toscano

Comunicato sui tragici fatti di Parigi

PFLP: l’orrendo crimine di Parigi responsabilità dell’imperialismo e delle forze reazionarie10931524_1068679799825805_589252285685694960_n.jpg

Il sentimento di condanna per l’attentato e di cordoglio per le vittime innocenti di Parigi – mentre la Francia si riproponeva come simbolo di lotta per la libertà proprio a ridosso del G-20 che ha visto riuniti in Turchia tutti i paesi noti per il proprio imperialismo, ma divisi dai vari e divergenti interessi in campo – fornisce l’alibi che può unificare tutti sotto la lotta al “diavolo” rappresentato dal terrore dell’Is puntando sull’adesione massiccia delle popolazioni dei diversi paesi.
Al clima di terrore si unisce il clima di caccia alle streghe per chi non si allinea alla chiamata patriottica in difesa dell’Occidente.
Noi abbiamo dei pregiudizi e ne abbiamo tutte le ragioni visti i precedenti della storia recente: dalle armi di distruzione di massa dell’Iraq, alle Torri gemelle, al cosiddetto genocidio in Siria e in Libia utilizzate per scatenare un immenso intervento militare da parte degli USA e dei suoi alleati.
E’ lo stesso ex collaboratore della CIA Steven Kelley a dire che l’IS è un nemico totalmente creato e finanziato dagli Stati Uniti. “E’ un nemico completamente creato” e aggiunge, “I finanziamenti arrivano dagli Stati Uniti e dai suoi alleati e il fatto che le persone pensino che questo sia un nemico che deve essere attaccato in Siria o in Iraq è una farsa, dato che è chiaramente qualcosa che abbiamo creato, controlliamo, ecc.”
Lo Stato islamico smercia il petrolio liberamente guadagnando circa 3 milioni di dollari al giorno che, passando per la Turchia, arriva all’Occidente e conta su un’enorme quantità di armi, missili, strumenti altamente tecnologici, grazie anche alle petromonarchie che inviano i rifornimenti di armi pesanti.
Sono centinaia, forse migliaia, i cosiddetti miliziani dell’IS che vanno e vengono nei vari paesi europei passando liberamente dalla Turchia di Erdogan.
Li hanno creati, addestrati, li finanziano e poi piangono! E’ chiaro l’intento di coinvolgere in questo i popoli per una grande mobilitazione reazionaria che vede in testa USA, NATO e UE per spartirsi nuove zone di influenza smembrando interi paesi e per ridisegnarne i confini.
Abbiamo dei pregiudizi perché sappiamo che quando i governanti dicono che il paese ha bisogno di più difesa, come la ministra Pinotti, significa più militarizzazione del territorio, più spese militari, più interventi contro altri popoli e ciò diventa immediatamente un aggravamento delle nostre condizioni di vita.
Quando vengono varate misure “eccezionali contro il terrorismo” queste in realtà diventano misure permanenti per limitare le libertà, anche di parola e di organizzazione, di manifestazione e di sciopero, diventano strumenti di repressione per tappare la bocca a chi lotta e si oppone al sistema capitalista di sfruttamento, mentre sono totalmente inefficaci per i motivi originali della loro entrata in vigore. Sono invece efficaci per la creazione di un clima politico e sociale di adesione alle manovre reazionarie, quel clima di guerra, di “attenzione il nemico ti ascolta” che serve al potere borghese per esercitare la propria dittatura di classe.
Da parte nostra dobbiamo intensificare la vigilanza e la mobilitazione contro la guerra e la repressione che ne consegue.
Dobbiamo smascherare la demagogia governativa patriottica e interventista e di chi vuole sfruttare la situazione per lanciare reazioni razziste, xenofobe e fasciste.

Novembre 2015 Coordinamento Comunista Toscano
coordcomtosc@gmail.com

7 novembre 1917 anniversario della Rivoluzione d’Ottobre

OIr3eN7 novembre 1917

anniversario della Rivoluzione d’Ottobre

Il terrore, ha sempre costretto la borghesia a gettare fango sulla Rivoluzione d’Ottobre, su questa prima esperienza, suoi grandiosi risultati e sul patrimonio che questa prima rivoluzione socialista ci ha dato.

Le cannonate della Rivoluzione, gettarono nel terrore la borghesia e ogni classe che opprimeva e dettero alle classi subalterne la fiducia nella possibilità della vittoria, nella possibilità che vedevano concretizzata per la prima volta nella storia, che semplici lavoratori e lavoratrici, operai e operaie, contadini e contadine, prendessero nelle mani il loro destino creando proprie istituzioni ed esercitando il potere in tutti i campi.

La crisi economica che ha investito il sistema capitalista e imperialista acutizza la contraddizione tra capitale e lavoro, le stesse potenze imperialiste sono in lotta tra loro per accaparrarsi mercati e materie prime, combattendo continue “guerre locali, opprimendo le masse e preparano la guerra imperialista su larga scala.

Il jobs act del governo Renzi, l’accordo sulla rappresentanza, l’abolizione dell’art.18, che aprono la strada alla totale libertà di licenziamento, l’attacco alla scuola e alla sanità, la repressione sistematica fino alle manganellate, rendono la vita e il lavoro sempre più intollerabile.

I lavoratori e le masse proletarie hanno di fronte due possibilità: quella di aderire alla mobilitazione reazionaria promossa dai capitalisti che li porterà verso il baratro della guerra, contringendoli a sempre maggior privazioni, sfruttamento, miseria e sofferenze, oppure lottare per i propri interessi, sempre con grandi sacrifici, ma per la propria vita e il proprio futuro, per l’emancipazione dallo sfruttamento e per la libertà.

La Rivoluzione d’Ottobre avvenne nel corso di una grande crisi generale del capitalismo, ma la classe operaia sotto la direzione del suo Partito, approfittò di quella crisi per porsi alla testa del suo campo, ponendo fine al dominio capitalista, e istaurando il suo potere poté iniziare la trasformazione socialista della società.

La classe operaia russa aveva compreso la legge universale “che sempre e dappertutto, lentamente e faticosamente, il popolo si divide in due campi. Il campo dei diseredati, degli oppressi, di coloro che lottano per un avvenire migliore di tutti i lavoratori e le lavoratrici e il campo di coloro che in un modo o nell’altro appoggiano i grandi proprietari fondiari e i capitalisti”.

Anche ai comunisti e alle comuniste di oggi, spetta il compito di non sprecare l’occasione, che si deve tradurre nel provare a trasmettere tutto ciò che di buono hanno accumulato in questi durissimi anni di resistenza e di lotta, premurandosi di lasciarsi alle spalle i vecchi armamentari della faziosità e del settarismo e battendosi per la lotta e l’unità del proletariato per la costruzione di una società socialista.

Questo mondo è esistito terrorizzando borghesi e capitalisti, perché ha saputo dimostrare di essere capace di emancipare economicamente, politicamente e culturalmente enormi masse popolari.

Questo mondo è possibile costruirlo nuovamente, perché rimane l’unica alternativa possibile alle barbarie del capitalismo imperialista, alle sue guerre infinite, alla distruzione di interi paesi, alle sue politiche economiche di rapina, alla schiavitù e all’impoverimento che costringe milioni di uomini e donne all’emigrazione, al saccheggio delle risorse naturali, sempre e solo per quel profitto che sta portando alla distruzione l’intero pianeta.

Come diceva Lenin “noi abbiamo cominciato quest’opera, quando, entro che termini precisamente, i proletari la condurranno a termine? Ed in quale nazione apparteranno coloro che la condurranno a termine? Non è questa la questione essenziale, è essenziale il fatto che il ghiaccio è rotto, la via è aperta, la strada è segnata …”

Coordinamento Comunista Toscano

Solidarietà con i lavoratori dell’istruzione in Uruguay, colpiti dalla repressione

Solidarietà con i lavoratori dell’istruzione in Uruguay, colpiti dalla repressione

IL GOVERNO DEL FRENTE AMPLIO (COALIZIONE DI “CENTRO- SINISTRA,RITORNATA AL GOVERNO DOPO IL MANDATO DI JOSE MUJICA, DI CUI COMUNQUE ERA ALLEaTA STRATEGICA), APPENA INSEDIATOSI HA EMANATO UNA SERIE DI DECRETI LEGGE CHE INCLUDEVANO TRA I SERVIZI ESSENZIALI, QUINDI SOGGETTI ALLE LEGGI ANTI SCIOPERO, ANCHE L’INSEGNAMENTO, RIPROPONENDO UN PACCHETTO DI LEGGI CHE ERANO STATE APPLICATE DALLA DITTATURA. IN SEGUITO ALLA PROTESTA DI DOCENTI, STUDENTI E LAVORATORI, HA ESEGUITO SGOMBERI VIOLENTI DI EDIFICI STATALI OCCUPATI E HA OPERATO ARRESTI, ANCHE NEI GIORNI SEGUENTI, SENZA MANDATO, COMPIUTI DA AGENTI DI POLIZIA IN BORGHESE. GLI ARRESTAiT SONO STATI CARICATI SU MACCHINE SENZA TARGA E SENZA ALCUN SEGNO DI RICONOSCIMENTO.

ANCHE QUESTO E’ UN CHIARO RICHIAMO AL PERIODO DELLA DITTATURA.

TRA I COMPAGNI ARRESTATI E MOMENTANEAMENTE RILASCIATI CI SONO ALCUNI COMPAGNI CHE FANNO PARTE DELLA COORDINADORA GUEVARISTA. http://coordinadoraguevarista.org/

“Come compagni e compagne membri del coordinamento comunista toscano esprimiamo la nostra totale ed incondizionata solidarietà ai compagni urugayani, colpiti dalla repressione di un governo che ha mostrato, com’era prevedibile, il suo vero volto, schierandosi contro i lavoratori, ansioso di dare un chiaro segnale di totale condivisione delle politiche neoliberiste al governo di Washington.

Conosciamo molto bene le modalità di operare del nemico di classe quando ha il potere, anche quando si maschera da “progressista”: dovendo difendere gli interessi della borghesia, non può che sfoderare le armi della repressione quando la lotta delle masse proletarie si acuisce. Il fronte su cui si muovono i compagni in America Latina è il nostro stesso fronte, ed è per questo che riteniamo che l’unica via d’uscita per gli sfruttati di tutto il mondo è il socialismo, e siamo impegnati, qui in Italia in questo faticoso ma irrinunciabila cammino”.

LA DEMOCRAZIA BORGHESE NON PUO’ RAPPRESENTARE GLI INTERESSI DEI LAVORATORI

LA DEMOCRAZIA BORGHESE NON PUO’ RAPPRESENTARE GLI INTERESSI DEI LAVORATORI

I greci che hanno votato OXI al referendum, per rigettare le misure antioperaie e antipopolari di UE, FMI , BCE si ritrovano a pochi giorni con un accordo capestro, il peggiore, che impone alla Grecia un piano di privatizzazioni, garantito dal pignoramento dei beni , svendite, aumento dell’Iva, aggravamento delle condizioni di lavoro, peggioramento del tenore di vita dei pensionati e dei lavoratori, sacrifici, in sostanza, peggiori dei precedenti.

Una resa incondizionata, da parte dello stesso Tsipras che aveva indetto il referendum, la ricetta della UE, in cambio di 80 miliardi che non andranno certo ai lavoratori, ai pensionati e ai disoccupati greci, ma alle banche e ai capitalisti greci ed europei.

Syriza, capeggiata da Tsipras, dopo aver consegnato il ministero della difesa all’estrema destra (Anel) e confermata la fedeltà alla Nato, ha basato la sua campagna elettorale contro L’Europa della Merkel per un’altra Europa ed ha scaricato la responsabilità della scelta del No sull’elettorato accettando poi il peggio del peggio, probabilmente per arrivare ad un rimpasto di governo per un nuovo governo di “unità nazionale”, più sicuro e affidabile per gli interessi dell’imperialismo europeo e di riequilibrio nei confronti dell’amministrazione USA.

Questa è l’unica Europa possibile nel quadro di un sistema capitalista e imperialista, come dimostra il ministro degli esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che solo qualche mese fa ha regalato milioni di euro al governo ucraino, cioè ai filonazisti di Pravi Sektor per sostenere la sua “lotta per la libertà e per la democrazia”, adesso è fra i più accesi detrattori del governo greco e non ha esitato a insultarlo pubblicamente accusando i greci di parassitismo ai danni dei contribuenti tedeschi ed europei, come fanno i nostri governanti e no con parole più ecumeniche e ipocrite.

Come Renzi, rappresentante di una sinistra che attua politiche di destra, pronto ad andare a scodinzolare dalla Merkel per fare vedere come sia bravo a far passare le controriforme dettate dalla UE prima che questa prendesse provvedimenti, per tentare di ottenere briciole e dilazioni in cambio di controriforme utili ai padroni italiani e stranieri e al suo stare al potere, senza elezioni, come garante insieme a Padoan dei dettami di un’Europa capitalista e imperialista.

Molti movimenti, gruppi e gruppuscoli italiani hanno parteggiato per il NO e per il referendum come la più alta espressione di democrazia, dimenticando gli esiti infausti di questo istituto nel nostro paese e la totale inconsistenza di vittorie, come quella sui beni comuni (acqua ecc.), se non supportati da un costante e progressivo movimento organizzato di lotta anticapitalista, dopo aver partecipato, anche con la presenza di delegazioni ad Atene, come se la campagna fosse la loro e inneggiato alla vittoria ottenuta, si stanno arrampicando sugli specchi per nascondere la loro partecipazione alla capitolazione di Tsipras.

La rinuncia ad applicare gli strumenti di analisi che il marxismo e il movimento comunista ci ha consegnato negli anni ha fatto si che anche organizzazioni che si definiscono comuniste abbiano dato credito a posizioni social-democratiche e di conciliazione tra le classi pur di non condividere o di nascondere la posizione dei comunisti greci organizzati nel KKE e nel suo sindacato il PAME. Non basta il repentino cambio di posizione, attuato in questi giorni, tipico di chi non ha coerenza di analisi di classe e comunista.

Noi comunisti non ci facciamo trascinare dalle sensazioni né dalle tifoserie, abbiamo, da subito, concordato e appoggiato la posizione del KKE e del PAME e messo al centro della nostra analisi la conoscenza dei fatti e, soprattutto, il senso di classe degli avvenimenti. Non c’è una Europa cattiva e una buona, non si può riformare questa Europa.

Il referendum non è una forma di democrazia, non è l’inizio di una rottura che porta al cambiamento. Democrazia è il potere nelle mani della classe operaia e dei lavoratori che abbattono lo Stato borghese.

Ai comunisti greci, con i quali solidarizziamo per l’oggettiva difficoltà in cui si trovano, non resta che continuare a lottare con i propri obiettivi, contro la proposta del Governo, l’Ue, il FMI, la BCE, la Nato, nella prospettiva rivoluzionaria dell’abbattimento del sistema capitalista e la sua sostituzione con il socialismo.

COORDINAMENTO COMUNISTA TOSCANO

coordcomtosc@gmail.com

LE BASI TEORICHE DEL “SOCIALISMO DEL XXI SECOLO”

LE BASI TEORICHE DEL SOCIALISMO DEL XXI SECOLO

Il “socialismo del xxi secolo” e’ un concetto che ha fatto la sua comparsa sulla scena mondiale nel 1996, attraverso il sociologo tedesco Heinz Dieterich, che era stato allievo della “nuova scuola di Brema” di Arno Peters, e ha insegnato fino al 1977 all’Universidad Autònoma Metropolitana di Mexico, D.F.

Il termine si e’ diffuso definitivamente dopo che il presidente del Venezuela Chavez l’ha utilizzato in un intervento al v forum sociale mondiale, il 30 gennaio 2005.

Nella sua opera “Socialismo del xxi secolo”, Dieterich teorizza un modello di stato apparentemente ispirato alla filosofia e all’economia marxista e fondato su questi fondamentali principi: la teoria delle sviluppo democratico regionale, l’economia d’equivalenza, la democrazia partecipativa e le organizzazioni di base.

Come risulterà a tratti autoevidente, la rielaborazione teorica di Dieterich, depriva la teoria marxista dei suoi tratti fondamentali, distorcendola a fini del collaborazionismo di classe1, risultando tributaria al socialismo utopistico proudhoniano per alcuni versi e per altri al riformismo bernsteiniano.

Dieterich scoprì l’applicazione pratica delle sue teorie nel Venezuela chavista, governo del quale fu consulente fino al 2007. In seguito a quella data, le sue scelte personali determinarono una rottura con il governo2.

Nonostante ciò, le basi ideologiche da lui tracciate continuarono ad essere applicate e implementate dai governi di Venezuela, Ecuador, Bolivia.3

Nella sua messa a punto ideologica matura, il socialismo del XXI secolo non pone in discussione la natura dello Stato borghese, ma teorizza una serie di cambiamenti graduali attuati con metodologia non violenta. Dieterich parlando della metodologia utilizzata nella costruzione teorica, la definisce “combinazione di ragionamento scientifico con l’obiettivo di una pacifica coesistenza sociale”.

In un articolo del 2006, apparso sul sito “Rebeliòn” e intitolato “Il presidente Chavez vuole dare una forte spinta al socialismo del XXI secolo”, Dieterich, dopo una breve constatazione sulla necessità di studio teorico da parte dei quadri intermedi espose le basi teoriche della “nuova economia socialista”.

Soffermiamoci su alcune affermazioni, alcune della quali sono evidentemente delle semplici roboanti dichiarazioni di intenti.

Afferma Dieterich: ”Il primo passo per implementare un’economia socialista è sapere in che cosa si differenzia questa economia dall’economia di mercato che stiamo subendo attualmente.

Le caratteristiche principali dell’economia socialista sono sei: quattro pertengono alla democrazia economica e due all’economia politica del valore.

A. I quattro elementi della democrazia economica:

1. L’nicidenza reale dei cittadini nelle decisioni macroeconomiche, come per esempio, nel bilancio nazionale, 2. L’incidenza reale dei lavoratori nelle decisioni microeconomiche (l’impresa), in particolare sulla percentuale di pluslavoro, che determina il grado di sfruttamento della manodopera, e la percentuale di investimento. 3. L’incidenza reale dei cittadini nelle decisioni economiche della comunità, per esempio, attraverso il bilancio partecipato comunale, 4.La pianificazione dell’economia sulla base delle succitate incidenze delle “maggioranze”

B. Gli elementi dell’economia basata sul valore:

  1. La contabilità e le operazioni dell’economia devono essere realizzate mediante il calcolo del valore (tempo impiegato), non secondo il prezzo di mercato. 2. Lo scambio di prodotti che si realizza mediante questo è il principio di equivalenza che dà luogo alla giustiza sociale a livello di produzione. In questo modo si realizza la giustizia sociale fin dal primo livello di tutta la attività economica: la produzione.

Seguiamo ancora per un pò Dieterich nei suoi ardimentosi sentieri:

La premessa di base del mio libro è che è necessario disporre di determinate condizioni oggettive per avere la democrazia. Prima di tutto, ci deve essere un certo livello di benessere materiale, è necessaria una certa qualità della vita. Inoltre è necessario avere un’economia che renda liberi dal lavoro non necessario in modo da avere il tempo di partecipare alle pubbliche attività. Credo che queste condizioni siano state raggiunte oggi, in modo da rendere chiaro che lo sviluppo autoritario della democrazia sociale e il socialismo storico in Europa orientale sono stati un fenomeno che ha avuto a che fare con le circostanze della guerre mondiali, e che non è possibile reiterare in alcuna forma. Non è possibile sostituire la partecipazione democratica, con una forma surrogata, sia essa il Partito comunista, una élite capitalista, o uno stato burocratico.

Credo che le istituzioni di base da utilizzare nel periodo di transizione siano abbastanza chiare; se si desidera avere una nuova civiltà, si ha bisogno di una nuova economia qualitativamente diversa. L’economia di mercato che si ha oggi, che è nella sua fase capitalistica, è stata presente per circa 5.000 anni e ora è è assolutamente dominante. Ma se si vuole arrivare a una società post-capitalista, allora si avrà bisogno di una economia post-capitalista. Ciò significa che bisogna porre fine all’economia di mercato.

Che cosa è una economia socialista?

Penso che il principio della catena dello sfruttamento e comando in una economia di mercato, che è la proprietà e la formazione del prezzo, che porta alla appropriazione del surplus da parte del proprietario dei mezzi di produzione, che è questa la catena che deve essere rotta.

Penso che l’elemento decisivo sia il concetto di sfruttamento. Lo sfruttamento non significa necessariamente essere il proprietario dei mezzi di produzione. Se fosse così, allora un manager, per esempio, in una società transnazionale o una banca o altro, che non è il proprietario della banca, non sarà uno sfruttatore, anche se guadagna 10 milioni di dollari all’anno, per esempio. Arno Peters si avvicinò con una definizione molto sofisticata e intelligente. Ha detto che lo sfruttamento c’è ogni volta che un membro della società estrae della ricchezza sociale generale, più di quanto sia stato costruito e prodotto in un anno, se estrae più di quello che ha immesso.

Ad esempio, se si crea una certa quantità di merci o servizi in 40 ore settimanali di lavoro e se si guadagna l’equivalente, di 300 ore di lavoro, mentre si sono immesse solo 40 ore, questo sarebbe lo sfruttamento. Così tutti coloro che possono lavorare avranno un reddito che deriva dal lavoro produttivo e sarà direttamente proporzionale alla quantità di ore che immettono. Penso che sia una definizione molto straordinariamente utile, che dovremmo usare.

Quindi, se si vuole porre fine allo sfruttamento, non è necessario sottrarre la proprietà dai proprietari dei mezzi di produzione. Sarà sufficiente togliere la possibilità di usarli come mezzo di sfruttamento, cosa che si può fare mettendo in relazione direttamente il reddito che deriva dalla proprietà in maniera direttamente proporzionale allo sforzo profuso”.

Ma chi deve attribuire il valore? Qui Dieterich si addentra nella teorizzazione di un sofisticato sistema cibernetico, che sarebbe l’unico e il solo in grado di svolgere tutti questi complicati calcoli.

Quindi, nella visione di Dieterich, è il mercato dei prezzi e non la proprietà dei mezzi di produzione il mezzo con cui si perpetua lo sfruttamento. La sua teoria dello sfruttamento, basata sulla forza, è una rigurgitazione della “teoria della forza” di Duhring, già confutata da Engels nell’anti-Duhring. Nell’opera citata Engels afferma: ”L’economia politica nel senso più lato è la scienza delle leggi che regolano la produzione e lo scambio dei mezzi materiali di sussistenza nella società umana. Produzione e scambio sono due funzioni diverse. Può esserci la produzione senza lo scambio, non lo scambio -che proprio per sua essenza è solo scambio di prodotti- senza la produzione”. E ancora “Il soggiogamento dell’uomo in servitù in tutte le sue forme presuppone che colui che soggioga disponga dei mezzi di lavoro mediante i quali soltanto egli può impiegare l’asservito e, nel caso della schiavitù, che disponga inoltre anche dei mezzi di sussistenza con i quali solamente può mantenere in vita lo schiavo. In ogni caso, quindi, presuppone già il possesso di un certo patrimonio superiore alla media. Come è sorto questo patrimonio? È certo chiaro in ogni caso che è possibile che esso sia frutto di rapina e che quindi poggi sulla violenza, ma ciò non è affatto necessario. Può essere stato ottenuto col lavoro, col furto, col commercio, con la frode. Anzi, prima che possa essere rubato, in generale è necessario che esso sia stato ottenuto col lavoro.

In generale la proprietà privata non appare affatto nella storia come risultato della rapina e della violenza. Al contrario. Essa sussiste già, anche se limitatamente a certi soggetti, nella comunità primitiva naturale di tutti i popoli civili”.

Dieterich cela con la retorica del “raggiungimento del socialismo” la volontà di mantenere la proprietà privata e lo stato borghese.

Un’altra esemplificazione della distorsione semantica dei concetti che pertengono alla storia del movimento operaio e comunista: Dieterich propone, all’interno delle fabbriche, la creazione di “un potere duale”4.

A cosa dovrebbe serve l’esercizio di questo potere duale? A porre una seconda etichetta sui prodotti, che ne specifichi il valore in base al tempo di lavoro immesso.

Ma senza mettere in discussione il mercato capitalista, ogni cooperativa è costretta ad operare secondo i principi di mercato dei profitti e delle perdite.

Ancora una volta, un utilizzo sloganistico di un concetto che indicava l’opposto, ovvero l’incompatibilità tra lo stato borghese e quello proletario e la necessità dell’uso della violenza per rovesciare il sistema precedente.

Comunque anche in questo Dieterich dimostra di discendere teoricamente dalla scuola dei socialisti utopistici come Gray, che teorizzavano che bastasse cambiare un solo elemento, ovvero creare uno scambio eguale, e procedere con alcune riforme per poter ottenere un sistema nuovo.

Dopo la morte di Friederich Engels, nel 1895, Eduard Bernstein teorizzò che per costruire il socialismo non era necessaria la presa del potere da parte delle forze rivoluzionarie, ma bensì l’accumulazione di piccoli cambi prodotti dall’azione sociale dentro i limiti stabiliti dalle necessità stesse delle sviluppo economico. Bernstein riteneva fondamentale combinare insieme e armonizzare i vantaggi di una economia capitalista, prestando speciale attenzione alla forze produttive che il capitalismo genera, senza mettere in questione la proprietà privata dei mezzi di produzione, anche se veniva contemplata una necessaria regolazione statale del mercato e dell’economia.

Anche in questo caso si possono comparare le affermazioni di Dieterich, per nulla originali: ”L’economia dello Stato e delle istituzioni sociali può muovere a piccoli passi verso una economia basata sul valore e guadagnare terreno con il circuito della riproduzione capitalista, fino a che esso non scompaia nel futuro”.

Se osserviamo le politiche propugnate dai governi di Venezuela, Bolivia o Ecuador, possiamo effettivamente comprovare che i suddetti governi non hanno mai messo in discussione il capitalismo, ma hanno proceduto a migliorare le condizioni economiche di alcuni settori delle classi subalterne attraverso programmi assistenziali e aumenti salariali importanti.

Il presidente dell’Ecuador, Correa, in una intervista al quotidiano “El telegrafo”, ha riassunto molto bene la questione, in riferimento alla sua gestione: “fondamentalmente stiamo rendendo le cose migliori con lo stesso modello di accumulazione, piuttosto che cambiarlo, perché non è nostro intento mettere al bando i ricchi, ma è nostra intenzione avere una società più giusta socialmente ed economicamente” ( El Telégrafo, 15/01/12)

1Ricordiamo che nel 2013, il francese Thomas Piketty si è addirittura cimentato con “Il capitale del XXI secolo”. In esso Piketty . Piketty suggerisce diverse misure politiche per limitare l’aumento della disuguaglianza tra cui, in particolare, la creazione di una tassa globale sul capitale , accompagnata da una maggiore trasparenza finanziaria mondiale.

2Durante la campagna referendaria del 2007 per le riforma costituzionali, Dieterich appoggiò pubblicamente il generale Baduel, ministro della Difesa del precedente governo, poi passato all’opposizione.

In seguito le divergenze con il presidente Chavez si approfondirono sulla questione della nazionalizzazione: Dieterich sosteneva che non fosse necessaria.

3Il presidente Ugo Chavez ha afferrmato che il primo elemento sul quale si articola il socialismo del XXI secolo è il legame delle pratiche politiche che si affermarono negli anni ’80 con quello che è stato definito “l’albero dalle tre radici, ovvero la radice bolivariana- approccio francesizzato all’uguaglianza e alla libertà, unito alla visione regionale dell’integrazione latinoamericana, radice zamorana-basata sulla figura di Ezequiel Zamora, spirito romantico dei liberali del suo tempo combinato con forti rivendicazioni di riforma agraria, e radice robinsoniana-basata sulla figura di Simon Rodriguez, tutore di Bolivar e precursore dell’educazione popolare del suo tempo.

Un albero “il cui tronco è impregnato di marxismo”.

4Ricordiamo che il termine “potere duale” venne così definito in un articolo pubblicato sulla Pravda il 9 1917 :”Cosa è la dualità di poteri? Contemporaneamente al Governo Porvvisorio, il governo della borghesia, un altro governo è soto, un governo che esiste e sta crescendo, il governo dei soviet degli operai e dei soldati. Quale è la composizione di classe di questo governo? E’ un governo di oprai e contadini in uniforme di soldati, Quale è la natura politica di questo governo? E’ una dittatura rivoluzionaria [….] non basata su una legge emanata da uno stato centralizzato”.

5Ricordiamo che il precedente vicepresidente Garcia Linera, lauerato in matematica all’università autonoma di Mexico, D.F. Ed esportatore delle teorie negriane in latinamerica, teorizzò la creazione di un capitalismo andino.